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Il segugio italiano, aazza tipicamente italiana, rappresenta il cane da seguito maggiormente utilizzato nel nostro paese. A pelo raso o forte dal colore nero focato, rossiccio, nocciola con macchie bianche sulla faccia, collo e zampe. Possiede orecchie particolarmente lunghe, mentre la coda, anch’essa lunga e sottile, è portata a scimitarra. In genere, i segugi vengono utilizzati in gruppi dette “mute”. Per le battute al cinghiale spesso i segugi sono stati oggetti di incroci con razze più grandi dotate di grande potenza, come il pastore abruzzese o maremmano, generando bastardi particolarmente indicati per le cacce in battuta. In pratica il segugio, spesso in coppia, liberato sul terreno di caccia lo esplora nelle varie direzioni fino ad imbattersi nella emanazione lasciata dal selvatico. A questo punto seguendo l’usta lasciata sul terreno si porta al covo, costringendo il selvatico di turno (lepre, coniglio selvatico, minilepre, lepre bianca) ad abbandonarlo. Ne consegue un inseguimento furibondo che mira a spingere il selvatico verso la “posta” dove trovasi uno dei cacciatori. A parte il forte potere olfattivo, i segugi per seguire la traccia lasciata dal selvatico, senza perderla, devono possedere una grande esperienza. Infatti, non pochi sono i fattori che interrompono l’usta lasciata dal selvatico, come strade, mulattiere, ruscelli, specchi d’acqua, aree particolarmente polverose. In simili circostanze solo l’esperienza combinata del cane e del cacciatore, possono portare ad un risultato positivo. Il segugio italiano caccia a trotto anche per molte ore, scagnando in modo diverso mentre cerca o segue il selvatico, fornendo al cacciatore utili indicazioni circa la sua posizione rispetto al selvatico. Occhi grandi e intelligenti, forma smagliante e atletica, sono i segni distintivi del segugio italiano che raggiunge un ‘altezza di circa 50 centimetri per 25 chili di peso medio.