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Tra i vari animali selvatici, il cane è stato quello che in maniera più decisa si è avvicinato all’uomo, per poter usufruire dei suoi avanzi di cibo, mentre questi presto capiva che si trattava di un animale che poteva dare un grande contributo nell’esercizio dell’attività venatoria, perché facilmente addomesticabile e addestrabile. A parte le razze di cani da caccia, le moltissime razze di cani oggi esistenti si fanno discendere tutte dai lupi e dagli sciacalli e dai numerosissimi incroci tra i discendenti di queste due specie di animali selvatici. Nel corso degli ultimi due secoli la caccia grossa è stata rimpiazzata quasi totalmente per la caccia agli uccelli e a mammiferi di contenute dimensioni come, la lepre ed il cinghiale. Questa evoluzione della caccia ha orientato l’interesse dei cacciatori verso razze di cani che rispondessero meglio alle nuove esigenze. Di incrocio in incrocio si creano nuove e più definite razze di cani da caccia, differenziandole in funzione del tipo di selvaggina e del modo di cacciarla. A seguito dei suddetti svariati incroci, si vengono a delineare razze sempre più perfette. Sinteticamente, vengono a delinearsi le seguenti tipologie di cani da caccia: cani da ferma, da cerca, da seguito, da tana, da riporto, da traccia. In maniera diversa, tutti i cani da caccia mettono al servizio del cacciatore il loro sviluppato senso dell’olfatto ed i loro istinti di caccia. Si perfezionavano le tecniche di addestramento per mettere a disposizione dei cacciatori, in ogni momento, cani in grado di soddisfare le mutevoli esigenze. Sono stati realizzati cani fa ferma, cani da seguito, cani da tana, cani da riporto, cani da cerca, cani da traccia, setter, segugi, bassotti, ecc. Sicuramente tanto è il contributo degli addestratori, per creare cani da caccia che soddisfino le esigenze dei cacciatori, ma in sostanza essi non fanno altro che esaltare, reprimere o correggere gran parte degli istinti che sono innati negli antenati di questi animali, come il seguito, il riporto.